“A Bologna non deve più succedere che associazioni che si occupano di disabilità o di autismo non riescono a trovare adeguati sostegni o una sede conforme, mentre i centri sociali, godono di privilegi e sussidi, non pagano le bollette e vivono a carico dei contribuenti.
Non appena sarò eletto sindaco voglio andare subito a rivedere i profili di correttezza nell’utilizzo degli spazi di Vicolo Bolognetti perchè è mia intenzione dare quegli spazi alle associazioni che si occupano di disabilità e ai servizi sociali del quartiere che li chiedono, restando inascoltati, da tempo”. Lo dichiara il candidato sindaco civico Fabio Battistini in una conferenza stampa che si è tenuta in via dello Scalo angolo via Malvasia, a Bologna. Area della città che chiede aiuto e più attenzione.
“La gestione del welfare deve cambiare a Bologna.
Destinare  500 alloggi pubblici gestiti da  Acer al canone calmierato non è accettabile e non più compatibile con la crescente richiesta che arriva dalle nuove povertà.
Il welfare che abbiamo in mente noi significa dare una possibilità a tutti, significare dare opportunità oltre ai sussidi. L’assistenzialismo senza crescita non è un vero aiuto per le persone in difficoltà.
Il sistema di welfare attuale richiede la sperimentazione in più direzioni di modalità e di processi innovativi centrati sul protagonismo e la proattività dei cittadini, delle famiglie, delle imprese e di tutti i corpi intermedi.
Per generare un sistema più efficiente, intendiamo istituire una diversa architettura istituzionale che passa attraverso la creazione di un assessorato alla famiglia e alla natalità e di un garante per le associazioni.
Perché va ridefinito il concetto di cosa è pubblico”.
Parlare di welfare implica necessariamente comprendere quale benessere si cerca di sostenere e promuovere: istruzione, servizi alla persona, formazione, organizzazione del lavoro, organizzazione dei tempi della città, conciliazione vita-lavoro.
La sussidiarietà non può rimanere soltanto un modello teorico di riferimento ma deve trovare spazi di effettiva realizzazione, attraverso un’alleanza tra il soggetto pubblico regolatore e tutte le realtà della società civile e del terzo settore. Questa “alleanza” è da ripensare, con il Comune che deve imparare ad essere sussidiario, a non considerarsi il principale se non unico erogatore e gestore delle politiche sociali, per incentivare e premiare le indispensabili energie dalla società civile. 
Oggi – stante l’esplodere della crisi sociale prodotta della pandemia e i limiti della spesa pubblica – pur essendo centrale l’intervento della pubblica amministrazione, è altrettanto cruciale suscitare solidarietà collettiva, reti di aiuto, nuovi rapporti paritari tra Comune, terzo settore e tutti i protagonisti che operano nel sociale (cooperazione, sindacati, imprese sociali).
Proposta: Favorire la sussidiarietà e i corpi intermedi 
Favorire la collaborazione paritaria tra tutti i soggetti che operano nel welfare, al fine di incrementare l’offerta di servizi a Bologna, evolvendo così il ruolo del Comune da mero erogatore dei servizi  a quello di regolatore e gestore integrato del sistema, aprendo così all’iniziativa del terzo settore.
  • Collaborazione paritaria tra soggetti operanti nel welfare
  • Agevolazioni alle famiglie, con particolare sostegno a chi accudisce figli, anziani e disabili. In particolare, il miglioramento dei servizi legati ai centri diurni di anziani e disabili. Riteniamo sia fondamentale la partecipazione delle associazioni rappresentative all’ideazione e alla gestione dei progetti e al monitoraggio della bontà ed efficienza dei servizi coinvolti.
  • Maggiore regolamentazione e presidio dei servizi, per evitare che “sussidiarietà” si traduca in mera esternalizzazione di servizi (al solo fine di risparmiare)
  • Privilegiare un rapporto diretto con le famiglie e con chi usufruisce dei servizi sociali – i veri “controllori” della loro qualità – favorendone la scelta consapevole attraverso vari tipi di aiuti: buono scuola, buono di cura, buono sport
  • Valorizzazione della scuola, che è il primo welfare per la famiglia. Miglioramento dell’offerta didattica e delle attività di integrazione scuola-lavoro sviluppando uno stretto legame con gli imprenditori per incentivare l’imprenditorialità e la cultura economica.
  • Istituzione di un canale di comunicazione diretto tra anziani e Comune, ma anche con attività come farmacie e negozi. Miglioramento della comunicazione per evitare che situazioni di indigenza si scoprano tardi.
  • Creazione di una scuola di imprenditoria per aiutare lo sviluppo della propria attività. La piccola imprenditoria è la chiave per il miglioramento delle condizioni individuali e della creazione di posti di lavoro.
Proposta: Incentivare le partnership pubblico-privato
Solo attraverso l’attuazione di partnership pubblico-privato sarà possibile valorizzare le peculiarità e le potenzialità dei diversi attori coinvolti nel welfare: servizio pubblico, operatori privati e terzo settore. 
In questo modo, il settore pubblico vedrà  ridursi l’ammontare delle risorse da destinare alle politiche di welfare; il settore privato amplierà il perimetro dei suoi investimenti; il terzo settore vedrà riconosciute le proprie conoscenze e rafforzate le proprie competenze manageriali.
  • Co-progettazione delle politiche sociali tramite coinvolgimento partecipativo del territorio, per codificare i bisogni e tradurli in soluzioni innovative 
  • Coinvolgimento di attori privati con capacità di investimento, combinandoli a risorse finanziarie pubbliche, legando i rendimenti economici agli impatti sociali generati
  • Sperimentazione di politiche innovative, di cui è possibile valutare l’impatto, con lo scopo di identificare best practices replicabili in altri territori e contesti
  • Valorizzazione delle competenze, delle conoscenze e delle eccellenze dei diversi attori coinvolti, grazie al superamento di approcci di affidamento secondo l’unico criterio di efficientamento della spesa
  • Supporto agli Enti del Terzo Settore con la messa a disposizione di spazi gratuiti e accessibili e l’eliminazione della Tari.
Proposta: Garante delle Associazioni
Bologna è la città delle associazioni. 
Una tradizione straordinaria che però, come spesso accade da queste parti, è caratterizzata da un pregiudizio di fondo. 
Prima vengono “gli amici di”. Tradotto concretamente, l’accesso alle risorse e alle agevolazioni è privilegio di pochi e precluso a chi non orbita nell’area di chi gestisce il potere. Di chi sta a sinistra. 
La cultura della solidarietà orizzontale bolognese è unica e deve essere valorizzata nella sua interezza, senza escludere nessuno; né le grandi realtà né quelle piccole, magari meno vicine a chi conta, ma altrettanto importanti. Ecco perchè occorre che un Garante delle associazioni quale strumento per creare un raccordo e un luogo veramente aperto nel quale tutte le realtà attive sul territorio bolognese possano trovare ascolto, valorizzazione, finanziamenti equamente redistribuiti e un coordinamento organico.
Le associazioni culturali, sportive, quelle che si occupano di assistenza e che portano supporto ai piccoli e ai grandi disagi della nostra città, esprimono al meglio la grande tradizione di sussidiarietà bolognese. Il problema è che non possono esistere associazioni di serie A e associazioni di serie B. Tutti devono ricevere la stessa attenzione e devono poter accedere agli stessi vantaggi per poter continuare ad operare al meglio. 
Ben fermo che occorre escludere, quelle realtà che, pur fregiandosi del titolo di associazioni culturali o simili, in realtà si occupano di tutt’altro. 
Proposta: Assessorato per la famiglia e la natalità
Gli indicatori demografici di Bologna sono drammatici. Invecchiamento della popolazione e tanta solitudine. 
Non è pensabile che la politica non ponga in modo centrale il problema di risollevare la “generatività” della nostra comunità e di favorire le giovani generazioni. Una società che non si adopera per favorire la natalità è una società morta, in declino. Occorre pertanto operare politiche che favoriscano nel lungo periodo un ringiovanimento della città.
Chi ricorresse ad accuse di “familismo”, nei confronti di chi pone questo problema e propone percorsi di rilancio, dimostrerebbe di non capire la serietà del problema e di volerlo negare o di volerne sfuggire. 
Istituzione di un assessorato specifico per la famiglia e la natalità a cui destinare risorse adeguate, rappresentando una prima assunzione oggettiva di responsabilità. Le politiche di supporto alle famiglie non devono essere solo una delega tra le tante in mano alla stessa persona, perché, chiaramente, finisce per non avere peso. 
Deve essere istituito un Assessorato a sé, con potere decisionale sull’investimento di risorse, creando concrete opportunità per le famiglie.
  • Definizione di politiche specifiche di welfare a sostegno delle famiglie e della natalità
  • Rilancio del ruolo dei Centri per le Famiglie e della Consulta, anche in ambito metropolitano istituendo un coordinamento delle politiche di bilancio con l’attività dei Centri per le Famiglie
Proposta: Sostegni diretti per la natalità
Sostegni diretti alle famiglie e alle donne per la natalità.
  • Istituzione di appositi bandi per finanziamento diretto alle famiglie, che vadano oltre la logica di assegnazione esclusiva secondo criteri prettamente economici o reddituali
  • Andrà seguito, valutato ed eventualmente integrato il futuro dell’assegno unico per i figli a carico e quanto in gestazione per la famiglia in sede parlamentare
Proposta: Potenziamento dei servizi scolastici
Il Comune deve farsi carico di una riprogettazione complessiva di tutti i tempi della scuola. I giovani devono avere il tempo di godere di un’educazione ampia che includa lo sport, la musica, e attività culturali. 
Una scuola che termina alle 13 o alle 14 non incontra le esigenze delle classi lavoratrici.
Il Comune deve investire di più nel tempo della scuola e nella formazione complementare dei giovani.  
  • Supportare le famiglie nelle attività pomeridiane, post scolastiche (attività musicali, sportive, ecc.) anche perché le famiglie hanno sempre più difficoltà a far svolgere ai ragazzi sport e altre attività. Istituzione di attività extra-scolastiche con corsi a gestione privata dal cucito alla meccanica e all’elettronica, ma anche di attività sportive e di lingue.
  • Organizzare e strutturare corsi di educazione civica e stradale e corsi di primo soccorso. Attività utili per tutta la comunità.
  • Creazione per supportare gli studenti bisognosi di attività di ripetizioni di gruppo affidando a insegnanti esterni scelti assieme ai genitori pesando meno sulle singole famiglie e riducendo l’evasione fiscale. Spesso i costi eccessivi legati a questa attività rendono inaccessibile questo servizio ad alcune famiglie lasciando gli studenti in difficoltà. Saranno inseriti anche buoni ripetizioni per famiglie con difficoltà.
  • Ripensare e riprogettare gli spazi scolastici, costruendo nuove scuole in sostituzione delle strutture scolastiche comunali (o della città Metropolitana) ormai vetuste
  • Incremento sostanziale dei posti disponibili per asili nido e strutture dell’infanzia, al fine di garantire la copertura. Incentivo all’apertura di asili nido e strutture dell’infanzia private dando aiuto nella gestione della burocrazia e nella ricerca dei finanziamenti, nonché distribuzione di buoni asilo alle famiglie da utilizzare ovunque
  • Una particolare attenzione dovrà essere costantemente assicurata all’integrazione scolastica dei giovani stranieri che vivono nella nostra città, le cui famiglie rappresentano – e come tali vanno sempre più percepite – una risorsa per il nostro futuro. L’integrazione va gestita e aiutata con l’ausilio di figura esperte, che vada ad aiutare anche i ragazzi italiani a gestire la diversità.
  • Coordinamento della gestione dei libri di testo delle scuole, dalle elementari alle superiori in modo da ridurre gli sprechi per le famiglie.
Published On: 23/09/2021 / Categories: Comunicati stampa /