«I dati relativi agli ingressi nei musei, ai prestiti delle biblioteche e agli spettacoli sono impietosi e dicono una sola cosa: fallimento». 

Lo ha dichiarato il candidato sindaco civico Fabio Battistini nel corso di una conferenza stampa convocata davanti al Teatro Comunale di Bologna.

«A Bologna abbiamo la metà dei visitatori dei musei di Siena, siamo sotto la media di Trieste e 11 volte al di sotto di FIrenze. In città abbiamo 93 musei che registrano lo stesso numero di ingressi registrati a Ravenna che ne ha 59. Negli ultimi anni si sono spesi più soldi per realizzare meno spettacoli a fronte di un calo drastico del numero degli spettatori. Per non parlare delle questioni irrisolte come la causa del Museo Morandi.
Questa l’eredità che ci lasciano Merola e il suo assessore alla Cultura, Matteo Lepore, che oggi promette di fare ciò che in 10 anni non è stato fatto.

La Cultura a Bologna ha bisogno di una cambio di passo.
E di un cambio di prospettiva.

La cultura non sono gli eventi che fa l’amministrazione, ma deve essere un bene diffuso alla città in tutti i suoi livelli.

Il Comune non deve produrre, bensì deve aiutare a produrre, aiutando la sua circolazione e la sua creazione. Non un assessorato alla cultura, dunque, ma una forte valorizzazione dei beni culturali, museali, di conservazione attraverso una sinergia di assessorati al bilancio e al turismo, in cui il sindaco (che si fa garante, e non capo, della vita culturale della città) lascia libere le risorse sul territorio, collaborando con l’Università, le fondazioni e con gli altri enti, ma senza nominare per forza un ‘signor cultura’, che come abbiamo visto rischia solo di esprimere una cultura parziale ed ideologica, legata ad interessi. 

Il sindaco deve valorizzare il senso critico di una città.

La cultura non è a senso unico e non è unica

Il patrimonio culturale di una città è un bene comune che non è né proprietà, né il frutto dell’amministrazione comunale. La cultura è il senso critico dei cittadini, e occorre interrogarsi su quali siano le vere dinamiche che ne favoriscono la crescita.
Finora la sinistra ha interpretato il ruolo di Assessore alla Cultura come di colui che rappresenta  il produttore della cultura della città, attraverso finanziamenti, nomine e favori agli amici.

Non è così. Le dinamiche che la favoriscono sono, ad esempio, l’istruzione: che senso ha un assessorato alla cultura staccato dall’istruzione? E dai giovani.
Bologna è una città ricca di soggetti semi-pubblici, pubblici e privati che producono cultura, questi sono soggetti culturali: non c’è bisogno di un assessorato che si senta in dovere di esprimere la cultura di una città.
Sono i grandi enti culturali, come il Teatro Comunale – che fa da scenario alla conferenza stampa convocata in piazza Verdi, all’aperto – a rappresentare quel senso di libertà che è essenza stessa della cultura.
Ma anche la cineteca, l’Università, le grandi e piccole associazioni, le fondazioni, i singoli artisti: ecco  chi fa la cultura della città. 

Il sindaco deve farsi carico di coordinare queste realtà già vive ad attive.

FINANZIARE LA CULTURA

Il sindaco deve promuovere una scelta di fiscalità premiante, cioè un 5×1000 per la cultura anche in città, affinché questi soggetti possano prosperare ed offrire cultura ai cittadini. 

Spesso gli assessorati hanno speso ingenti somme di quattrini, anche in maniera scandalosa, per produrre eventi culturali o per farli produrre ai loro amici, con un dispendio di soldi pubblici notevole: basterebbe guardare i bandi e a chi vanno, solitamente, questi finanziamenti. 

I finanziamenti a fondo perduto sono importanti, ma non possono rappresentare l’unico mezzo. Propongo il lancio di uno strumento innovativo: il BOND SOCIALE PER LA CULTURA


Una proposta grazie alla quale sono i cittadini che premiano chi fa cultura davvero, non un assessore che premia i suoi amici!

Un’obbligazione che può essere emessa da specifiche istituzioni culturali (Teatro Comunale, istituzioni museali, ecc) garantita da entrate certe (penso al Fondo Unico dello Spettacolo) con un tasso di interesse ‘sociale’: in questo modo si garantirebbe liquidità per il finanziamento della cultura.  Su questo strumento possono investire tutti: privati e fondazioni, modificando radicalmente l’approccio al finanziamento della cultura.

Uno strumento del genere è incredibilmente innovativo, dal momento che permetterebbe di finanziare la cultura a tassi di interesse molto bassi. 

Tale strumento potrà essere unito al bonus cultura, con una modalità tecnica veramente semplice, che ho approfondito nel mio programma.  Bologna sarebbe la prima a lanciarlo». 

Published On: 20/09/2021 / Categories: Comunicati stampa /